
Lunedì è stato effettuato l’ultimo parto cesareo, dopo di che il “reparto” di ostetricia della Domus Nova, la casa di cura di via Pavirani, ha chiuso i battenti.
” Non si tratta di una resa – sottolinea Stefano Grandi, ginecologo e presidente della clinica privata – perchè abbiamo sempre lavorato con grande passione. Ma è come se si fosse spenta una luce fioca da tempo”. La decisione era nell’aria già da tempo: negli anni infatti il numero dei parti all’interno della struttura è gradualmente diminuito e le spese, in rapporto, sono diventate troppo alte.
“Nel 2005 – afferma Grandi – sono stati poco meno di cinquanta, e la situazione era così ormai da anni. Abbiamo resistito e rimandato, più volte ci siamo detti ” arriviamo fino a Natale”, poi fino ad agosto. Non volevamo deludere le nostre pazienti, finchè ci siamo resi conto che era arrivato il momento di prendere una decisione”.
Sei anni fa la clinica ha smesso di essere convenzionata con il Servizio sanitario pubblico per quanto riguarda l’ostetricia, ma già allora il numero dei parti si era notevolmente ridotto e, dagli oltre duecento degli anni precedenti, era sceso sotto al centinaio. La Domus Nova, spiega Grandi, anche in assenza di convenzioni, ha continuato ad applicare quello che lo stesso ginecologo definisce un “prezzo politico”.”Siamo passati dai 3 milioni di allora – prosegue – ai 2500 euro attuali”.Una tariffa unica, sia per i parti normali che per i cesarei.
Credo che questa attività mi mancherà molto – assicura il presidente della clinica – anche perchè ostetricia è diversa da tutte le altre specialità: è l’unica nella quale hai a che fare con pazienti che non sono malate. Al contrario quando se ne tornano a casa sono molto più felici di quando sono arrivate.
Non ho mai affrontato questo lavoro nell’ottica del guadagno e le gratificazioni, anche dal punto di vista umano, sono state tante.Sono stati anni di esperienze positive, senza problemi, e ora chiudiamo in serenità. Quando le mie pazienti mi chiedono dove andranno adesso a partorire gli rispondo che possono scegliere fra Ravenna, Lugo, Faenza, Comacchio”.
Fonte: Il Resto del Carlino.
